giovedì 17 ottobre 2013

Ghiande e colchici

Ancora sui ritrovati di ieri. La ghianda è frutto che secondo alcuni (cfr Il codice dell'anima di James Hillman) dice il cuore roccioso della persona, il seme incorruttibile che nasce prima di noi, che ci segue sinchè non lo ascoltiamo dandogli voce e corpo, realizzandolo.
E' in effetti sorprendente sentire e ascoltare in me la presenza immutabile di alcune costanti, al di là dei terremoti e delle alluvioni devastatrici che il tempo porta periodicamente con sè. Rimane qualcosa, sul terreno azzerato, sul dubbio nuovo ormai insediato, sulla confusione e il ribaltamento dei parametri. Rimane, per nulla toccato dagli eventi; o no, ne è stato toccato ma per diventare ancora più certo, ancora più impavido. Sembra sorridere come una giovane divinità. E' stato messo a prova, scrollato da ogni parte, come contro un tronco antico, aumentando la sua forza. Gli è stato dato fuoco, rendendolo così puro.
Il croco: in realtà ho raccolto un colchico, della famiglia delle Liliacee...fiore fragile per costituzione, sta in piedi sul suo stelo per poco tempo, poi si affloscia; il piccolo gambo in verità è tessuto d'acqua, umido, tenue. E' un fiore dal largo sorriso, se c'è il sole si apre in un battito, e sta lì, aperto come se volesse respirare tutta l'aria possibile prima di finire. Il colore mi intenerisce, tenue violetto di cui i petali sono appena tinti.
Il colchico mi dice ciò che c'è attorno alla ghianda, alla quercia, alla roccia.

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