giovedì 26 dicembre 2013

Si chiamava Maria

Per più volte, nel Vangelo dell'annunciazione in Luca, si dice che qualcosa o qualcuno si chiama in un certo modo: la città si chiamava Nazaret, lo sposo promesso si chiamava Giuseppe, la ragazza si chiamava Maria, il figlio si sarebbe chiamato Gesù.
Il nome dà il contorno, dà la sicurezza della forma. E' come la pelle, che ci avvolge e ci contiene: niente di noi potrebbe esistere fuori, pena la decomposizione. E con la stessa grazia con cui siamo avviluppati dalla morbidità ed elasticità della pelle, così viviamo dentro il nostro nome.
Sia che esso abbia un significato esplicito, sia che non significhi apparentemente niente, il nome dice esattamente noi, senza possibilità di equivoco; ci chiama in causa, ci rende presenti. Con questo nome, abbinato al contenuto che noi siamo, non esiste nessun altro.
D'altra parte il nome dice anche la nostra passività: non lo abbiamo scelto, ma ricevuto; affonda la sua nascita in tempi remoti di cui non siamo consapevoli. Come in un sacco, vi siamo raccolti mentre il liquido amniotico lambisce le nostre forme irripetibili.
Perchè allora non augurarsi di sentirsi finalmente chiamati per nome?

venerdì 29 novembre 2013

Che voi entriate

La casa può essere chiusa. Può infatti essere il luogo della solitudine: terminate le corse verso l'esterno, si torna per stare finalmente....soli. E' questo che desideriamo? O piuttosto che la nostra sia una casa abitata? Ed ecco che, piano, senza fare rumore, i volti appaiono: ci sei tu, che ho sfiorato sulla metropolitana e che ho trattenuto in memoria; ci sei tu, con cui ho avuto a che fare oggi in classe, alunni col cuore altrove che tento di raggiungere con la parola della poesia; ci sei tu, amica e sorella con cui condivido la vita e le sue pieghe più semplici; ci siete voi, fantasmi ancestrali con cui ho a che fare da sempre, attraenti e temibili a un tempo... Infine ci sei tu, dolce amico, per il quale la mia esistenza si è fatta d'oro, ricca e preziosa: perchè anche tu mi sei casa.
Che voi entriate: un bel congiuntivo, direbbe Erri De Luca che sempre spiana la lingua come se la guardasse per la prima volta. Un desiderio, che voi entriate, a rendere la casa realmente capace.

sabato 16 novembre 2013

Cose che non si possono catturare

Ci sono cose che non si possono catturare, nemmeno con una macchina fotografica o con un registratore.
Il sole che si stende sulla collina al mattino,
il movimento delle foglie sugli alberi,
il loro fruscio quando c'è il vento,
lo sguardo su di te di chi ti ama,
un sorriso nascosto,
la sensazione di non essere soli,
il silenzio di ogni cosa ferma,
il silenzio di chi ti ascolta attento,
un sobbalzo del cuore all'improvviso,
la sensazione di essere stimati e non crederci del tutto...







domenica 10 novembre 2013

Mi sento dentro

Sebbene la mia pelle non mi avvolga, io mi sento dentro. E' il mondo creaturale stesso ad avvolgermi, un cielo in cui abito. Guardo verso l'alto, non sono ben stabile sui miei piedi, ma una forza buona mi tiene insieme.

mercoledì 23 ottobre 2013

Un grande olmo







Camminare tra le vie antiche della mia città - e già dire "mia" è molto, per me apolide  e   straniera -, assaporarne l'intimità silenziosa e la naturalezza di una mattina come tutte  e intravvedere a pochi metri un grande olmo, coi rami riversi sulla strada.


Le foglie gialle dell'autunno rendono la sua ombra rassicurante e luminosa. 
Sto lì sotto come un bambino, guardando in alto, mentre si sciolgono le mie spalle e tutto il mondo fuori si fa lontano, innocuo. Raccolgo con gli occhi quell'abbraccio di natura e so di trovarvi casa.

giovedì 17 ottobre 2013

Ghiande e colchici

Ancora sui ritrovati di ieri. La ghianda è frutto che secondo alcuni (cfr Il codice dell'anima di James Hillman) dice il cuore roccioso della persona, il seme incorruttibile che nasce prima di noi, che ci segue sinchè non lo ascoltiamo dandogli voce e corpo, realizzandolo.
E' in effetti sorprendente sentire e ascoltare in me la presenza immutabile di alcune costanti, al di là dei terremoti e delle alluvioni devastatrici che il tempo porta periodicamente con sè. Rimane qualcosa, sul terreno azzerato, sul dubbio nuovo ormai insediato, sulla confusione e il ribaltamento dei parametri. Rimane, per nulla toccato dagli eventi; o no, ne è stato toccato ma per diventare ancora più certo, ancora più impavido. Sembra sorridere come una giovane divinità. E' stato messo a prova, scrollato da ogni parte, come contro un tronco antico, aumentando la sua forza. Gli è stato dato fuoco, rendendolo così puro.
Il croco: in realtà ho raccolto un colchico, della famiglia delle Liliacee...fiore fragile per costituzione, sta in piedi sul suo stelo per poco tempo, poi si affloscia; il piccolo gambo in verità è tessuto d'acqua, umido, tenue. E' un fiore dal largo sorriso, se c'è il sole si apre in un battito, e sta lì, aperto come se volesse respirare tutta l'aria possibile prima di finire. Il colore mi intenerisce, tenue violetto di cui i petali sono appena tinti.
Il colchico mi dice ciò che c'è attorno alla ghianda, alla quercia, alla roccia.

martedì 15 ottobre 2013

Crocus

Oggi ho visto un crocus, indaco chiaro, piegato sul terreno. L'ho raccolto insieme a una ghianda, di forma un po' allusiva, quasi sfacciata. Ora entrambi sono qui, sul mio tavolo, pieni di vita, a dirmi che ho una casa tenace dentro di me, nonostante tutto sia così provvisorio.